giovedì, 31 marzo 2005

 
 Lezione di storia

Il 30 marzo 2005 Lilo stringe un’alleanza con Jean Louis David e con la maschera ristrutturante anti-rottura della L’Oreal
e dichiara guerra alle doppie punte.
(me lo diceva l’amico Nietzsche: i fatti della storia sono sempre stupidi) (si vede che ho preso 8 e mezzo nell’interrogazione di filosofia?)

postato da Lilo | 16:55 | commenti (5)




mercoledì, 30 marzo 2005

 
 Cose che scaldano il cuore

Ad Avere Ventanni, Massimo Coppola all’ikea parla dell’ikea.
La mia idea di paradiso.

postato da Lilo | 12:23 | commenti (12)




martedì, 29 marzo 2005

 
 

Del perché la mia è una famiglia Flanders

Venerdì sera la famiglia si prepara per andare alla via crucis. Oddio, più che una via crucis era una messa dove si leggeva la sceneggiatura della passione di Cristo. Non c’erano ne vie e solo a un certo punto si è vista una crucis.
Alle 20.20 tutta la famiglia è pronta, tranne io, che con l’eterna speranza di incontrare l’uomo della mia vita, anche in un buco di culo di paese, mi preparo bene.
Mentre eravamo insieme in sala, io frugavo nella borsa per trovare la matita per gli occhi, i miei sbuffavano e mio fratello parlava a vanvera.
Trovata la matita corro verso lo specchio,ma sento che qualcosa mi segue, o almeno ci prova.
La mia borsa si trascina dietro di me, cadendo sulla sedia.
Ovviamente in quanto ragazza frivola mi ero dimenticata di chiuderla, quindi tutto il contenuto si riversa sul pavimento.
Compreso lo specchietto da borsa.
Sono una ragazza piena di difetti e uno di questi è essere superstiziosa. Evito i gatti, non solo neri, non leggo gli oroscopi vecchi, non metto il cappello sul letto…E ho il terrore degli specchi rotti.
Lo specchio era chiuso, per terra, era caduto dall’altezza di circa un metro e tutta la famiglia lo fissava ad occhi sbarrati. O forse lo fissavo solo io, non lo so.
Ma la paura aveva abbattuto le mura tra il mio inconscio e il conscio e mentre mi avvicinavo per aprirlo e controllare che non fosse rotto mi fluì morbido dalla bocca:
 “Se si è rotto, bestemmio.”
Ora sì che i miei sbarrarono gli occhi. E li rivolsero terrorizzati verso di me.
Credo che se avessi brandito un coltello e urlato “Vi ammazzo tutti!” sarebbero stai meno sorpresi.
Mio fratello fu l’unico a reagire con un “Ehi!” e lì capii che avevo detto una delle frasi vietate dal codice dei Flanders.
Puoi dire tutto, le parolacce e la parola sesso solo se strettamente necessario. Ma le bestemmie neanche sotto tortura.
Perché non si può insultare il boss.
Mentre mi piegavo per controllare lo specchio iniziai a scavare una buca dove infossarmi viva.
Avevo il terrore che fosse rotto. Ma il mostro che è in me non vedeva l’ora di tirare un bestemmiane, così, per protesta.
Ma Dio veglia sulle anime delle famiglie pie e sui loro specchi.
Salvo lo specchio, era pure salvo il mio posto in paradiso e la gioia dei miei.
E tutti felici e contenti ci recammo alla chiesa di san Zenone al Po.


postato da Lilo | 21:23 | commenti (14)




giovedì, 24 marzo 2005

 
 L’infanzia felice di Lilo

Ieri sera si parlava tra amici di come è il rapporto con i fratelli maggiori quando si è piccoli.
Tutti a dire che il piccolo subisce, che si prendono un sacco di botte, che “mio fratello mi ha rotto il naso!” “mio fratello mi ha slogato il polso!”.
Io da piccola estorcevo soldi a mio fratello ricattandolo e non ha mai neanche provato a toccarmi altrimenti gli bruciavo le bandiere del Milan.
O io sono troppo intelligente, o lui troppo stupido.

Vabbè,vado via per 4 giorni.
Tranquilli, non sentirete la mia mancanza.


postato da Lilo | 20:01 | commenti (5)




mercoledì, 23 marzo 2005

 
 Sperperare

Durante questo periodo, in cui più e più volte ho pensato di diventare idraulico, non mi sono mancati i momenti di allegra noia passati rockeggiando davanti allo specchio del bagno o le bellissime pennichelle davanti alla tv o i giri in porta ticinese a guardare cose incomprabili. No.
Mi è mancato H&M.
Quei colori immettibili, quelle stoffe anti-traspirazione, quegli orecchini a lampadario, i commessi o gay o tamarri delle giostre, la musica che sembra uscita dalla cartella dei file musicali del mio computer, i manichini vestiti come nei video degli anni 80.
Amo quel negozio. E amo la maglietta, la sciarpina e la borsa che ho comprato appena ci sono tornata.
Sarà meglio che ci stia lontana.

Oh!Sono in vacanza!

postato da Lilo | 15:16 | commenti (4)




giovedì, 17 marzo 2005

 
 
Il ritorno dell’eroe

Dopo un compito di tedesco (sul quale non mi esprimo),
dopo un’interrogazione di storia (mediocre, ma avendo il prof innamorato di me ho preso 7/8),
dopo la simulazione di terza prova (latino – inglese – matematica – ed. fisica…un delirio)
Lilo risorge dai libri trionfante
e domani si va a comprare le scarpe.

postato da Lilo | 18:40 | commenti (11)




domenica, 13 marzo 2005

 
 
Push it

Alcune mattine vomito la colazione.
Tutta colpa di quel cavolo di spazzolino con pulisci lingua e delle sue morbide setole plasticose che sembrano invitarti a spingere più in fondo.
L’accessorio ideale per le aspiranti bulimiche.

postato da Lilo | 13:51 | commenti (8)




mercoledì, 09 marzo 2005

 
 

Martedì mattina

Il martedì mattina mi verrebbe voglia di suicidarmi. O di commettere un omicidio.
Le prime due ore di martedì mattina sono di tedesco.
E se una ora è dedicata alla lettura di testi totalmente incomprensibili, la seconda è un’ora di interrogazione di 3 - 4 persone alla volta.
Il giorno 8 marzo 2005, 10 persone erano già state interrogate e qualcuno aveva il voto con l’insegnante madrelingua.
Tra quelle persone, io non ci sono.
La prima ora leggiamo Die Kuchenuhr di un autore di cui non ricordo il nome, tipo Bochner o qualcosa di simile, che narra la vicenda di un reduce di guerra che al suo ritorno si ritrova la casa distrutta, i genitori morti e l’unica cosa rimasta intatta è l’orologio della cucina che segna le 2 e mezza, ora legata a una sua vicenda personale che non ho voglia di raccontarvi perché non sono qui per questo motivo.
Ad ogni modo, del racconto seguo una riga sì e 7 no, perché impegnata a ripassare gli appunti su "Tonio Kröger", romanzo di Thomas Mann.
Finito il racconto e le svariate interpretazioni della prof, il silenzio cala sulla classe. E delle parole risuonano nell’aria come una sirena che avvisa dell’arrivo delle bombe.
"Non c’è nessun volontario?"
Il mio cuore, come penso quello di qualcun altro, smise di battere qualche secondo, per poi riprendere a ritmo accelerato. Per un attimo mi sembrò di vederlo pulsare sotto la felpa.
Il silenzio copriva il grido lancinante di dolore delle anime dei compagni che non erano stati interrogati. Era talmente pieno di ansia che fece preoccupare anche chi il voto lo aveva già.
"Allora, la Martina deve essere interrogata. Poi vediamo chi non ha voto…"
Il dito della prof si posò sul registro e i suoi occhi lo seguirono.
Sembrava il giudizio universale. Tra l’inferno e il paradiso. In molti avvertirono un subbuglio intestinale, altri cominciarono a tremare per un freddo inesistente. Io sentivo entrambi.
"Vedo un vuoto nel numero 22,che è la martina, nel numero 23, che è l’Alessia, poi il numero 7 che è…"
Io. Il numero 7 sono io.
In quel momento sì che il mio cuore smise di battere. E riprese solo quando la prof disse: "Chiara!" e mi guardò fare cenno di sì con la testa.
Non sapevo se subire, scappare, fingere un mancamento, ucciderla o pregare Dio.
Nella mente feci tutto tranne che subire. Nella realtà attesi l’esecuzione.
"Poi vedo il vuoto anche al numero 3, la Giorgia che è assente, al numero 2, Alessandra, anche al 16…"
Deve aver detto tante cose in quei minuti interminabili, ma ero talmente impegnata a fare il possibile perché quell’interrogazione non si trasformasse in un fallimento che non seguii neanche una parola.
Il mio emisfero celebrale sinistro cercava di recuperare tutte le conoscenze di lingua tedesca che avevo e a ricordare tutte le parole più importanti legate a questo libro. Zerrissenheit, Burgertum, Kunstlertum, Neid, Sehnsuch, nutig, feurig.
Il mio emisfero destro elencò una serie di parolacce, scorrevolezze, neologismi offensivi e bestemmie e indirizzò un numero imprecisato, ma di certo non inferiore a 100, di malattie, dolori, acciacchi verso la prof che la potessero rendere inoffensiva per la prossima ora e per il prossimo decennio.
Il mio colorito nel frattempo era svanito. Perfino il fard era diventato bianco. E a quel punto ripresi coscienza del luogo in cui mi trovavo, quando la prof mi disse :"sembri un pupazzo di neve, di quelli con la sciarpa e la carota in bocca, che si sta sciogliendo al sole!"
Dopo aver pensato "Cosa cazzo fa un pupazzo di neve con una carota in bocca?", provai invidia verso quegli esseri che se ne stanno beati al freddo, senza nessuna preoccupazione e poi si sciolgono sotto il sole come se nulla fosse.
Ma parve che il momento fosse arrivato. Ormai è fatta, subisci che poi ti passa il dolore. Se ti va male –e ti andrà male- recupererai la prossima volta.
Ancora con gli occhi sul libro e la mente annebbiata, ebra di una quantità industriale di informazioni messe alla rinfusa, la prof chiese "Ma tu sei stata interrogata, Alessia?"
Alessia è la seconda Alessia della classe, seduta nel banco simmetricalmente opposto al mio. Davanti a lei siede Martina e accanto l’altra Alessia.
"No, prof."
Io non capivo nulla. Leggevo con tale foga gli appunti che per un secondo mi sembrò quasi di capire il tedesco. Per un secondo.
Sembrava quasi mi volessi mangiare quel libro e quegli appunti.
Ma dal nulla una voce arrivò alle mie orecchie, che se pur proveniente dalle labbra della prof suonava più melodiosa.
"Tu continua a scioglierti che io mi dedico all’altro lato."
Ce cosa vuol dire? Che mi devo attaccare al calorifero? Che devo spostarmi nell’altro lato della classe?
O forse non mi vuole interrogare?
La Sonia si girò verso di me ad occhi spalancati. Sembrava volesse complimentarsi. Erano anche velati da un po’ di invidia.
Ma di cosa? Che succede? Sto per morire o no? Posso esultare o devo scrivere testamento?
La prima domanda la fece a Martina, la seconda ad Alessia, la terza all’altra Alessia.
La quarta la fece a Martina.
E io? Io niente? Non sono interrogata? Posso riprendere a respirare? Posso esultare? Posso ringraziare gli dei?
Il pupazzo di neve era destinato a restare in vita ancora per un po’.
Non mi venne rivolta neanche una domanda, solo un misero "Ma che culo non c’hai?" rivolto da non mi ricordo chi.
In certi giorni pare che il mondo voglia farsi amare.

postato da Lilo | 19:20 | commenti (19)




sabato, 05 marzo 2005

 
 L’era glaciale

Ma non esiste un provvedimento legislativo per cui è assolutamente vietata la neve dal 28 febbraio al 20 dicembre?
E se proprio deve cadere, potrebbe evitare di diventare ghiaccio, così magari riesco ad arrivare tutta intera a scuola?

Ma che inculassero il buco nell’ozono!

postato da Lilo | 14:09 | commenti (5)




martedì, 01 marzo 2005

 
 Benno Flyt

In preda a un eccesso di creatività premestruale, ho deciso di risistemare camera mia.
E quando si parla di camere e mobili non ci si può rivolgere che alla santa protettrice degli interior designer: Santa Ikea.
Che, oltre ad essere teatro di simpatiche scenette familiari ("Chiara, prendiamo la mensola Lewinski!" "e la sedia Clinton, papi." ),è il luogo del mio sogno più romantico.
Io sogno un uomo che mi chiede di sposarlo mentre proviamo il divano Leppa, con il sacchetto pieno di portariviste di carta Flyt, una mensola Benno in betulla sotto l’ascella e nella mano sinistra un anello per guarnizioni Setlo.
E io gli dico sì e lo bacio appassionatamente buttandolo sul tappeto Munnil.

L’amore ai tempi delle multinazionali.

postato da Lilo | 16:06 | commenti (13)



 



La vita è troppo breve per ballare con uomini brutti. Tira fuori gli oggetti dal forno con le presine. Non mettere magliette fighe per mangiare al cinese, tanto ti si macchieranno. Impara a convivere con la tendinite da ballerine. I'm a rainbow too.

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*loading* persone si sono bruciate le retine.
Basta con gli occhiali da sole da cinque euro!

 

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