domenica, 29 gennaio 2006

 
 Per concludere

Quando si scrive qualcosa è perché qualcun altro di ha dato, senza saperlo, l’assist perfetto per centrare un obiettivo. Ogni testo scritto qui viene da un’azione, un gesto, una frase di qualcuno che involontariamente ha attivato la leva che fa scattare le dita sulla tastiera, un po’ alla Big Jim.
Ieri mi è stato dato volontariamente un assist perfetto, di quelli che non possono che farti fare centro. Ne sarebbero uscite chissà quali storie, chissà quali righe furiose, si poteva anche scatenare una feroce guerriglia verbale.
Però basta. Non si possono fare gol perfetti con le ginocchia distrutte. Così io non voglio parlare di questo ora che posso finalmente dirmi fuori dal gioco dopo averci perso la testa. Stanchezza, tutto qui.
Non ritiro nulla di quello che ho detto, perché se qualcsa è stato detto anche solo per un attimo,per quell’attimo era verità assoluta. Magari ben infarcita di parole esagerate, però era una piccola verità.
E non mi stupisco neanche che le abbia trovate, perché so che inconsciamente non vedevo l’ora che le leggesse. E sono sadicamente contenta che ci sia rimasto male. Perché riguardo a schiaffarmelo nel culo, bhè, a un livello metaforico l’ha sempre fatto. Ed ero io la prima che, metaforicamente, si metteva a novanta. La rivalsa me la sono gustata per bene, soprattutto grazie alla sua uscita spaccona che se da un lato è giustificabile, dall’altro non smentisce la sua romanzata parte del cattivo.
Noi ci siamo già chiariti e non voglio appellarmi alla giuria, o come cavolo si dice in linguaggio giuridico.
Domani si torna a parlare di Victoria Cabello che si fa Cattelan, insomma della fine del mondo imminente.

(Comunque si scrive jingle e non si usa con le telenovelas, ma con gli spot. Sii preciso con noi scienziati della comunicazione.)

postato da Lilo | 17:51 | commenti (29)




venerdì, 27 gennaio 2006

 
 Resoconti Entusiastici: Art Brut

Gli Art Brut non sono punk. Non sputano dal palco, sono ben vestiti, suonano con precisione. Forse è vero che sono arty, per quello che può voler dire. Eddie Argos più che il front man di una band sembra un cabarettista alla “sapete cosa mi è successo?”: fa battute col pubblico, cambia i testi delle canzoni, si lancia in mosse teatrali e un po’ da mimo. E il batterista sta in piedi. E l’unica donna del gruppo non ha il microfono per partecipare ai cori. Sarà questo essere arty?
Sono simpatici e bravi, gli Art Brut. Abbastanza da meritarsi 15 euro per la loro maglietta. Poi sono uno di quei gruppi su cui è facile accanirsi e io ho sempre un occhio di riguardo verso i perdenti.
Nota di demerito: io sono andata a vederli per Emily Kane principalmente. Quindi, caro Eddie, a me degli ultimi sviluppi con la tua Emily non fotte una beata mazza, quindi non cambiare il testo all’ultimo minuto per fare il simpatico. Sulle altre canzoni fai pure, ma su questa proprio no! Cazzo!

Dopo il concerto ho fatto pure la mia prima tag. Credo pure l’ultima perché non sono proprio portata per l’illegalità.

postato da Lilo | 19:34 | commenti (26)




lunedì, 23 gennaio 2006

 
 

Don’t you know it's alright to be alone

Ho letto oggi che Charlotte Hatherlay, chitarrista degli Ash, molla il gruppo.
Gli Ash sono uno dei miei gruppi preferiti, soprattutto perché parte della mia pubertà, e Charlotte è una delle mie donne preferite in assoluto, tanto da rischiare di innamorarmene dopo averla vista nel video di “Envy”.
In un modo o nell’altro, in questi giorni capita sempre qualcosa che mi intristisce.

 

 

postato da Lilo | 16:02 | commenti (8)




domenica, 22 gennaio 2006

 
 

Reincarnazione

Ieri sera mi sono detta che mi sarebbe piaciuto reincarnarmi in Keith Haring, solo che mi sono concentrata un attimo e ho pensato che PRIMO in quanto figlia di Flanders non credo nella reincarnazione e SECONDO ammettendo che esista la reincarnazione, ci si può reincarnare solo in esseri che devono ancora nascere ed Haring è già bello che trapassato. Conscia del fatto che sarebbe stato doppiamente difficile, mi sono un po’ intristita.

Poi ho bevuto due gin lemon, un martini e una caipirosca. Mi sono ripresa.

postato da Lilo | 20:18 | commenti (12)




giovedì, 19 gennaio 2006

 
 

Mancavano solo le mie.

Mi scuso con Fdc per aver notato solo ora la richiesta (che nel frattempo mi è stata fatta pure dalla Mari), purtroppo la Telecom mi permette di connettirmi solo su particolari siti, generalmente quando non ne ho assolutamente bisogno.
Segue uno stupido regolamento che si potrebbe eliminare, ma anche no.

Regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.

Cinque mie strane abitudini:

1) Se esco di casa, ma in effetti pure nel tragitto camera da letto-bagno, bagno-salotto e pure se sono davanti al computer, devo avere con me il lettore cd/ipod/ walkman (piuttosto che niente pure quello, che poi fa tanto nerd che va di moda ora). Credo mi dia fastidio il rumore dei miei passi.

2) Se alla fine del pranzo o della cena non mangio mezzo panino col crudo, cado in depressione.

3) Fino a poco prima di addormentarmi devo sentire delle voci che discutono tra loro. Prima era dalla tv, ora dai Podcast.

4)  Se ti voglio bene, ti mando a cagare. Se mi stai un po' antipatico, ti tratto con estrema gentilezza manco avessi scritto io il galateo. Se ti odio, ti mando malefici. Che funzionano.

5) Senza peluche non ci dormo, cazzo.

Posso non passarlo a nessuno?
Grazie.

 

postato da Lilo | 16:59 | commenti (5)




mercoledì, 18 gennaio 2006

 
 Essere anziani a 19 anni

Urlare davanti alla televisione.
Lina Sotis a L’Italia sul due :”Io spezzerei una lancia a favore dei giovani imprenditori”
Lilo: “Ma io ti spezzerei il collo!!!”

-Per inciso, io mi sarei pure ripresa dall'odio cosmico e generalizzato dei giorni precedenti grazie a due piacevoli serate e alla focalizzazione dei problemi scatenanti. L'odio verso Lina Sotis è qualcosa di atavico.-

postato da Lilo | 20:57 | commenti (6)




lunedì, 16 gennaio 2006

 
 Forse Kill Bill può aiutare

Sagittario
Per merito della Luna, oggi sarete piu' entusiasti del solito di tornare a lavorare. Tutti si accorgeranno del vostro stato d'animo. Fra tutti, spicchera' la persona deputata a giudicarvi, la quale pensera' che potreste, a breve, meritare un miglioramento. Il buon umore vi mettera' in buona luce con una persona che considerate molto attraente, la quale vi fara' notare che potrebbe nutrire una mezza simpatia per voi!

Perché allora oggi vi odio tutti indistintamente?
E non sto scherzando. È qualche giorno che ho smesso di scherzare.

postato da Lilo | 14:59 | commenti (18)




lunedì, 09 gennaio 2006

 
 

Natale in casa Flanders: Racconto di Natale 2

Giuliano allora se l'e' sucess? (Giuliano e' il nome di papà Flanders, nome da vero eroe postmoderno)”
”Ma in pratica dovevamo prendere il treno per andare dal Massi
(il fratello in trasferta polacca) e mentre stavo salendo sul treno son burla' gio' in pie' (sono caduto in piedi) tra il marciapiede e la scaletta che scendeva dal treno. Meno male che c'era la Daniela (mamma Flanders) e penso un altro signore, non so (mia madre è una donna, non super Vicky, e mio padre e' un uomo di sessant'anni appesantito da troppi salumi, di sicuro ci sarà stato qualcun'altro) che mi hanno tirato su subito, e quindi niente (non ha mai imparato a concludere decentemente una frase)”
"Quindi se fosse partito il treno..." "Meno male che non e' partito il treno,altrimenti..." " Se fosse partito il treno, a quest'ora..."
(ringrazio tutti i miei parenti per avermi fatto notare e ricordato più volte che mio padre poteva morire in una cazzo di stazione di una delle nazioni storicamente più sfigate del globo, dove invece che parlare si starnutiscono lettere e dove la gente beve il succo di verza. Sembra quasi che ci sperassero che partisse quel treno! Parenti serpenti.)
"Mica sarei qui a raccontarvelo! Che poi io passando guardavo lì
(il marciapiede) e dicevo (intanto indica verso il basso fingendo di avere lì il marciapiede) -Mah...sarà pericoloso!-"
"Ahahahah!(
guardando me) Se l'e' mandata!"(non ho ancora capito perchè guardando proprio me, forse come monito, del genere "Stai attenta che noi Flanders ci mandiamo sfiga da soli!")

"Allora sun sali' sul treno e mi sono guardato i pantaloni
e (scuote un po' i pantaloni)..."
(mille interruzioni)"Tutto il sangue""Tutti tagliati""Tutti lerci" (Una famiglia di drammaturghi,cazzo.)

"...no,no, non c'era niente di niente!Mi bruciava solo un po' il ginocchio. Poi allora ci siamo seduti e dopo un po' sento gnec gnec tutto bagnato nella scarpa
(scusatelo, non e' bravissimo a fare le imitazioni. Gnec gnec non sembra proprio in rumore di qualcosa di bagnato) e penso uh Dio"
"Hai pestato la merda!"(
questo e' il cugino del Negroni, ma senza aver bevuto nulla. Immaginatelo ubriaco.)

"Guardo in basso
(papa' Flanders glissa sempre certe volgarita') e tuttoooo insanguinatoooo (tono greve, la drammaticità viene soprattutto dall’assenza di correttezza grammaticale), tutto il sangueeee!"
”Nooooo cavolooooo uuuuhhh aaaaahhh
(onomatopee varie).
E quindi?”
”Niente
.(se c’è una cosa che papà Flanders adora fare è mostrarsi superiore e indifferente alle cose schifose come sangue, pus, insetti e fois gras.) Meno male che avevamo due bottigliette d’acqua naturale perché l’acqua dei treni chissà cos’era (in Polonia è noto che nelle tubature scorra succo di verza
).Quindi ogni due per tre ero in bagno a tamponare tutto.”
(Qui interviene Mamma Flanders, che passava sempre nel momento esatto in cui doveva parlare. E sempre con dei piatti in mano.) “A un certo punto è svenuto” (Monocorde, niente sensazionalisti o coloriture. È svenuto, c’è qualche problema? No. Tutti svengono prima o poi nella vita. Che sarà mai!)

”Ah,sì, sono svenuto un attimo.”
(Monocorde, niente sensazionalisti o coloriture. Insomma, vedi sopra)
(L’astante in questo momento sgrana gli occhi e apre la bocca in modo tale che sembri una O, oppure si limita a un “Sarebbe strano il contrario”. Credo ci sia una spiegazione psicanalitica per ogni reazione)

”Che poi sanguinava solo una gamba, l’altra era solo gonfia. Che non vi dico quando me l’hanno incisa
…(tanto poi lo dice)
”Te l’hanno incisa?”
”Eh per forza!
( a questo punto c’è un salto in avanti per cui non si sa che succeda da quando sviene fino al ritorno a Milano) Lì in Polonia non ho fatti assolutamente perché figurati (Figurati è sempre la giustificazione migliore ad ogni reazione o teoria senza senso. Tipo “Papi,mi faccio il purè” “No.” “Perché?”
”Ma figurati!”. Mio padre è ancora legato alla Polonia dei libri di Singer, alla Polonia delle città distrutte, del succo di verza nei rubinetti, dove i medici se vedono una gamba gonfia te la amputano con un coltello con la lama non ben affilata e ti fanno annusare un’ascella come anestesia). Appena tornati a Milano siamo andati con tutte le valigie dal dottore e poi subito in ospedale. Lì mi hanno detto che volevano incidere e che avrebbe fatto un po’ male, ma io gli ho detto di andare tranquilli (papà Flanders, un uomo vero)
. Allora hanno inciso…”
”Aaaaaahh!!!Uuuuuh!!!
(isterismi, deliri, donne con la pelle d’oca e le unghie puntate sul tavolo)
ma che male!!!”
”Ma va, un tagliettino
(eh sì, lui è il mio papà, è tanto forzuto. Anche se quasi piange quando provo a schiacciargli i punti neri)
ma è uscito tutto il pus addosso all’infermiere!!!Tuuuuutto neeeeroooo”
”Bleeeeeaaaahhh!
(Ma neanche stessero sentendo un racconto di Ammanniti o guardando Natale a Miami)

”Poi mi hanno infilato dentro una garza arrotolata per tamponare e me l’hanno tolta il giorno dopo.”
”Niente punti?”
”No, è una ferita rotonda
. (Qui scatta il momento mimo: papà apre la mano sinistra e ci appoggia sopra il dito indice e pollice uniti a forma di cerchio) la ferita è così: un cerchietto con la carne sotto (manterrà questa posa fino alla fine del racconto)

”Bleeeeaaaahhh!!
(abbattetele,presto!!)”

”E adesso tutti i giorni devo cambiare le medicazioni,sciacquare con l’Amuchina Med dentro la ferita, far uscire il pus”
(Qui parlo io, che se sto troppo zitta mi addormento) “E si diverte come un bambino dell’asilo a farti vedere il pus e il sangue che esce, più ne esce più si diverte”
(Mio papà mi guarda malissimo, poi ride. È un dissociato, aiuto)

”E ne avrai ancora per molto?”
”Non credo, ormai si sono quasi richiuse. Però qui il ginocchio è rimasto gonfio. Bhò
(i Flanders sono quella stirpe che evita i dottori come fossero degli atei)
(Parla un parente a caso)
”Ma lo sai che pure io/lo zio/ la Maria/ la Giusy ho/ha questo ginocchio/gamba/anca/gomito che è un po’ messo male perché…”
Il racconto si esaurisce sempre con qualcuno che cerca di eguagliare l’epopea di mio papà facendo la figura del solito parente che parla di malattie. Ma non si può competere con un racconto che è un po’ Splatter, un po’ Travel Novel, un po’ Postmoderno, un po’ Sturm und Drang e Naturalista. Glie l’ho pure detto in macchina verso Garbagnate Milanese, dove vivono gli zii:
“Papà, quest’anno li battiamo tutti con la faccenda del treno!”
”Ma va a ciapà i ratt”

 

 

postato da Lilo | 14:34 | commenti (27)




domenica, 08 gennaio 2006

 
 Natale in casa Flanders: Racconto di Natale

Sono orgogliosa che quest'anno il Racconto di Natale sia stato quello di mio padre.
La teoria del racconto di Natale è la seguente: ogni anno nel periodo di Natale si rivedono tutti quei parenti che durante l'anno capita di sorbirsi poche volte o per niente. In un anno succedono centinaia di cose che si potrebbero raccontare tra una lasagna e un cappone, ma va a finire sempre che c'è solo una storia che viene raccontata e ripetuta più volte in una giornata che magari la zia era in cucina quando l'hai iniziata o il cugino della mamma era al telefono sul più bello. E' una storia o particolarmente sensazionale e vissuta in punta di piedi tra la vita e la morte,oppure una vicenda abbastanza normale ambientata in luoghi esotici o almeno insoliti raccontata con brio e nel caso peggiore corredata di 5 album di foto caratterizzati da un susseguirsi di pose uguali con fondali molto simili. E' difficile che in una famiglia come la mia accada qualcosa di pericoloso ed eroico, che allo stesso tempo sottolinei il murphysmo che colpisce la mia stirpe (se qui succede qualcosa di male, andrà peggio) e abbia un happy ending, quindi il racconto di Natale di norma e' il racconto di uno dei numerosi viaggi all'estero del cugino di mio padre (noto soprattutto per i suoi negroni sbagliati con cui cerca di ubriacare gli ospiti) in cui si trascina pure la moglie e la figlia dove che bello abbiamo nuotato con i delfini e al mercato vendevano le borse di Gucci sottocosto e cazzo i cinesi dormono durante la pausa pranzo e oh! hai visto che bella sta foto? questi sono i signori che ci hanno venduto il crocefisso, che vabbè l'ho pagato 150 euro ma fa molto Messico, ma mi sa che mi hanno inculato. Per un po' si e' parlato della vita a Parigi, quando mio cugino si era trasferito lì con consorte e prole allora cavolo al supermercato vendono della carne stranissima e nella metro di Parigi ho subìto il mio unico scippo e i francesi vengono qui per i prosciutti e li capisco perché là fanno schifo.
Quest'anno no. Il 2005 ha avuto il suo eroe, il suo reduce di battaglia e quell'eroe era papà Flanders. Il mio papà. So che è difficile da immaginare dopo quello che è stato raccontato qui, ancora meno lo è per me che l'ho visto in faccia. Per darvi un'idea di come sia fisicamente, dico che assomiglia molto allo scienziato dei Muppet, quello con l'assistente che diceva solo "Mi!Mi!" o una roba del genere.
Siccome e' una storia molto emozionante,vorrei raccontarvela nel modo in cui è stata raccontata in questi giorni,aggiungendo gli interventi e le esclamazioni degli ascoltatori. Ci tengo a sottolineare da subito che l'incisività di questa vicenda non è nelle capacità dell'oratore, ma nella vicenda in sé.

(Il resto la prossima volta)

postato da Lilo | 19:21 | commenti (5)



 



La vita è troppo breve per ballare con uomini brutti. Tira fuori gli oggetti dal forno con le presine. Non mettere magliette fighe per mangiare al cinese, tanto ti si macchieranno. Impara a convivere con la tendinite da ballerine. I'm a rainbow too.

links
Antipatica e stronza in egual misura
Dottor D.
enricomix
Freddy Nietzsche
Gigi la piccola oloturia
Imogene
Lario 3
Lilo Kroger flickr
Los Padrinos
Lost in the supermarket
Macchianera
Misi
Miss_Lilo(cioè io)'s Fotolog
Noluogo
nORgE^
PennyRoyal
Raperonzola's tower
Sasaki
Tommaso Labranca
Trentamarlboro
Vera


la vecchia roba
oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003



 

*loading* persone si sono bruciate le retine.
Basta con gli occhiali da sole da cinque euro!

 

non sentitevi obbligati ad usarlo

lilo.stelassa@gmail.com




like a rockstar

- non l'ho fatto io, non è colpa mia-


 
Creative Commons License