venerdì, 28 aprile 2006

 
 Sonorizzare

Stavo leggendo un pezzo di “Manuale per diventare Valerio Millefoglie” e in quel pezzo c’è scritto, parlando del 45 giri di The final countdown “questo acquisto può comunque essere giustificato con quel sontuoso e imponente riff di trombe, paraparaaa parapapapaaa”. Allora ho pensato “io avrei messo un’altra p nell’ultimo paaa” e lì mi è venuto in mente un argomento di discussione in cui incappo con una mia cara amica da ormai cinque anni.
Incontrandoci il più delle volte in aule, prima di liceo, ora di università, e non potendo fare altro che scriverci per non disturbare le lezioni, ci scriviamo anche le musiche. Il problema dello scrivere la musica è che la musica non si può scrivere. Al massimo la disegni con le note, ma non la puoi scrivere. E come ogni cosa che si fa ma non si potrebbe, ognuno la fa a suo modo. Riporto un esempio dalla mia Smemo del 2003, pagina di sabato 10 Maggio. Premessa: nel 2003 (ma diciamo pure nel 2002 e anche nel 2004 e nel 2005) ero pazzamente innamorata di un ragazzo che vedevo sull’autobus e che chiamavo Harlock per la somiglianza con il celebre capitano. Situazione: a me quel giorno fischiavano le orecchie, così Alessia (l’amica di cui sopra) mi disse un numero che corrispondeva a una lettera che era l’iniziale della persona che mi stava pensando e che mi faceva fischiare le orecchie. Il numero era 8 e la lettera era H. H di Harlock. Mentre saltellavo dalla gioia, lei scrisse sul 10 Maggio, sotto i compiti di matematica che di sicuro non avrò fatto:
”-mi fiskiano le orekkie fortissimo…[lei era una fan della k]
-8
-a b c d e f g H”
A questo punto scrivo io

”H di Harlock!!!Bella zio [io ero una fan dello slang]

Lei riprende
”Mi devi 1 favore…
eeeeeeeeeeeeeehhh
pepepepepepepepepepepepepepepepepepepepè”

Quello che leggete nell’ultima riga è il celebre Disco samba, che pur avendo il numero esatto di pe, a mio parere non rendeva assolutamente la musica. Ricordo ancora la discussione che seguì dopo questo intervento sul mio diario.
Io sostenevo che andasse scritto cosi “peppè peppepeppè peppè peppepeppè peppè peppepepè pe ppè” mentre lei diceva che no,andava bene così come l’aveva scritto “perché tanto si capisce”. Allora io dissi che così sembrava uno stronzo in coda in via Melchiorre Gioia. E lei disse che gli stronzi in Gioia non mettono il Disco Samba a tutto volume. Allora le dissi “Scrivimi la sigla di Beautiful.”
”Parapaparapapara PàPà Parapaparapapapararaaaapararaaaa”
”Ma non è Pa! è Ta! E poi è tarattataratattara TàTà! Ci vogliono le doppie altrimenti non si capisce un cazzo!”
”Ma non ci stanno le doppie!La metrica, porca miseria!”
”Tu non sai neanche cosa sia la metrica!”
”Neanche tu!”
”Ma almeno io so che è TA e non PA”
”Ma no! Non la senti? PaPà!”
”Non è uno che sputa, è una mitraglietta! TaTà!”
La discussione continuò ancora per qualche minuto, il tempo che mancava al suono della campanella della quarta ora. Quando suonò la campanella arrivammo a una conclusione: ognuna avrebbe scritto la sigla di Beautiful o qualunque altra musica come meglio credeva, senza rompere le palle all’altra.
Così, ancora adesso, ognuna di noi scrive le musica come meglio crede, ma continuiamo a romperci le palle l’un l’altra.

Se qualcuno mi avesse spiegato il bipolarismo in questo modo, ora non avrei così tanti problemi a comprendere la politica.

postato da Lilo | 16:40 | commenti (27)




lunedì, 24 aprile 2006

 
 Ti ricordi che meraviglia

Alle feste delle mie medie c’erano i Cardigans, Lene Marlin, i Backstreet Boys, gli Oasis e Britney Spears.
Alle feste delle tue i Duran Duran e gli Spandau Ballet.
Non credere di essere tu il più figo. Sei solo più vecchio.
E soprattutto anche te facevi il gioco della bottiglia, quindi non deridermi.Tanto siamo sulla stessa barca. Ma tu hai già le rughe.

(Il tu è riferito a tutti quelli che alle feste delle medie ascoltavano i Duran Duran col mangianastri. Che nessuno di quelli che mi ha direttamente parlato delle proprie feste delle medie se la prenda personalmente.Generalmente sì,personalmente no.)

postato da Lilo | 17:40 | commenti (23)




mercoledì, 19 aprile 2006

 
 Splatterismi

Ieri sera,invece di avere il mio orsetto a farmi compagnia durante la nanna, sono andata a dormire con una bacinella, per evitare di vomitare su piumone.
Io non berrò più. Lo dico ora che c’è la pubblicità del Sanbitter in tv.
Da scienziata delle comunicazioni ho l’obbligo di dire che questa pubblicità è eccezionale.
Ecco, da oggi solo Crodini e Sanbitter.

Maledetti siano quelli che offrono da bere,cazzo.
Tiro fuori la ghigliottina e mi taglio la testa prima che esploda da sola e sporchi il parquet.

postato da Lilo | 12:35 | commenti (18)




mercoledì, 12 aprile 2006

 
 Cronache di una giovane matricola : Grazie,Charlie Brown.

C’erano ancora sette persone da interrogare e l’aula era troppo piccola e ripiena di secchioni per poterci stare dentro. Che poi, se io mi metto di fianco a una persona che studia, si capisce subito che il mio “io studio” significa “io vado a sformare il cuscino della poltrona e a cantare le canzoni di Caterina Caselli con un libro sulle ginocchia”. Allora stiamo in corridoio, io e le due mie amiche che vengono esattamente dopo di me in graduatoria.138, 139 e 140.
Io sono di quella tipologia di persone che impara tutto all’ultimo e dimentica un’oretta dopo, quindi il ripasso finale è fondamentale. Ma sarà stata l’ora (le due e mezza circa), sarà stato lo stomaco vuoto (l’inizio dell’esame era alle 12.10, nessuno è arrivato già mangiato ), sarà stato che ,cazzo, era il mio primo esame orale, insomma non avevo nessuna voglia di mettermi a ripassare, ma preferivo struggermi appoggiata alla porta, con gli occhi bassi pensando alla mia ora e poi alzandoli verso il professore e il povero compagno di corso interrogato, che aveva tutta la mia solidarietà. Feci così per i primi quattro secondi, poi fu il vuoto. Fissavo un punto preso a caso senza pensare a nulla. Quel punto era la faccia del mio professore, che mi vide abbandonata lì, sul ciglio.
E io non potevo non farlo. Ho rivolto tutto il languore dei miei occhi verso di lui. L’ho imparato alle superiori e ha sempre funzionato. Serviva ad avere le domande più facili e servirà ancora adesso.
Ringrazio i geni dei miei genitori che si sono fusi per darmi occhi grandi e da Bambi furbetta e che tanto sono utili in certe situazioni. Passano il 133, il 134, il 135. Passano i minuti e io sto lì, mi sistemo la sciarpa, abbasso lo sguardo, lo rialzo, scambio qualche battuta con gli altri futuri scienziati della comunicazione, poi torno a fissare il professore. Che mi guarda, allora io abbasso gli occhi e dico alla mia compagna “Oh, te studia che io lo lumo.”
Arriva il 138.
La mia interrogazione non inizia con il classico “Parlami del saggio di Staminchia”, ma con “Tu leggi fumetti?”
”Sì,leggo i Peanuts e ogni tanto la rivista Linus.”
”Non si parla dei Peanuts nei saggi, vorrei chiederti qualcosa sul loro linguaggio…”
”Si può dire che, pur trattando della vita di bambini della provincia americana, il linguaggio è elevato e molto adulto blablabla l’elemento fantastico di un cane con un Van Gogh nella cuccia blablabla il grado zero indirizza il lettore verso i dettagli blablabla anche Andrea Pazienza blablablablaaaaaaaablaaaaablaaaa”
”Grazie mille.”
Oh, 27. Voglio solo professori uomini.

postato da Lilo | 14:18 | commenti (10)




domenica, 02 aprile 2006

 
 Senza nessuna autorialità

Alle volte non bisogna sforzarsi tanto per dire qualcosa che faccia ridere. Intendo dire, non è che devi per forza essere un comico e inventarti assurdità fuori da ogni contesto per generare ilarità oppure studiare i tempi giusti in modo che la frase “Ha un nome da musical e non sa immaginare un mondo senza ballo” (frase estrapolata a caso da Vanity Fair) diventi un caposaldo della comicità.
Una frase buffa non è per forza parte di un racconto inventato o un commento a qualcos’altro di serioso.

Insomma, io faccio scienze della comunicazione e sto preparando un esame sulla grammatica del fumetto.
Fa ridere e io non sono Woody Allen.

postato da Lilo | 19:40 | commenti (18)



 



La vita è troppo breve per ballare con uomini brutti. Tira fuori gli oggetti dal forno con le presine. Non mettere magliette fighe per mangiare al cinese, tanto ti si macchieranno. Impara a convivere con la tendinite da ballerine. I'm a rainbow too.

links
Antipatica e stronza in egual misura
Dottor D.
enricomix
Freddy Nietzsche
Gigi la piccola oloturia
Imogene
Lario 3
Lilo Kroger flickr
Los Padrinos
Lost in the supermarket
Macchianera
Misi
Miss_Lilo(cioè io)'s Fotolog
Noluogo
nORgE^
PennyRoyal
Raperonzola's tower
Sasaki
Tommaso Labranca
Trentamarlboro
Vera


la vecchia roba
oggi
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003



 

*loading* persone si sono bruciate le retine.
Basta con gli occhiali da sole da cinque euro!

 

non sentitevi obbligati ad usarlo

lilo.stelassa@gmail.com




like a rockstar

- non l'ho fatto io, non è colpa mia-


 
Creative Commons License