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domenica, 25 settembre 2005 Arrivati all’appartamento li faccio entrare in silenzio, mentre sento il vicino che esce dalla sua casa per non farsi i cazzi suoi. Tina, a cui ne frattempo avevo tolto il pigiama e messo una mia maglietta su cui ha rovinosamente rivomitato, reagì come di fronte all’apparizione di un angelo. ”Tina,sono arrivati i ghostbusters!” Tutti a ridere, sembrava una baracconata. Erano tre. Due ragazzi e una donna alta e massiccia. Gli altri erano un nano e uno carino, anche se la mia visuale restava distorta dall’alcool che non era finito nel lavandino. ”Come si chiama?” ”Martina” ”Martina?Martina?Martina?Marty?Tina?” La chiamarono in ogni modo,ma lei non rispondeva. Decisi allora di giocare la carta del cuore, di pizzicare le corde del sentimento, di tirarle uno schiaffo emotivo.Nominando il ragazzo che le aveva rubato il cuore (e non solo) sull’isola greca per poi tornare della natia Inghilterra lasciando una glitterata scia di promesse e dolci ricordi dietro le sue spalle fino ai piedi di Tina. ”Ashley!” Si svegliò di colpo, miagolando più forte di prima. ”Martina come va?Come ti senti?” ”In ospedale…” ”Se ti portiamo in ospedale al massimo ti facciamo una flebo che accelera la ripresa.” ”mmm…” ”Tina,se vai in ospedale devo chiamare i tuoi!” ”No!” Finì tutto con una misuratine di pressione e i tre ghostbusters se ne andarono senza un coma etilico. Ora eravamo ancora noi due da sole. E lei non accennava a volersi addormentare o almeno a calmarsi. ”Chiara, richiamali” ”Tina,stai giù e chiudi gli occhi” ”Noooo!Richiamali!” ”Tina,chiudi gli occhi e dormi!” ”Vomito…” ”No!Tina!Il catino!” Non aveva più niente da vomitare, era tutto un farneticare. Io stavo crollando dal sonno. La testa mi pesava tanto da non riuscire a tenere su il collo. Ero sul suo letto, l’assistevo al capezzale. Le tenevo la mano e la sentivo miagolare, fino a quando si zittì e chiuse gli occhi. Esultavo in silenzio pronta per andarmene a dormire, ma mentre sfilavo la mano dalla sua si lamentò più forte. ”Tina, resto qui.” Con la mano nella sua,la testa sul suo cuscino e le gambe che penzolavano dal letto aspettai che oltre a chiudere gli occhi si addormentasse. Dopo qualche minuto riprovai a togliermi e non reagì in nessun modo. Alle 5 e mezza di mattina andavo a dormire usando i cuscini delle poltrone, che gli altri servivano a Tina per stare su con la schiena. La mattina dopo,verso le 13, mentre cercavo di eliminare dal salotto l’odore stantio della serata scorsa lavando il lavandino con litri di detersivo concentrato, Tina si svegliò e mi chiese: ”Sbaglio o uno di quelli dell’ambulanza era carino?” Era in piena forma. postato da Lilo |
22:05 | commenti (10) |
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persone si sono bruciate le retine.
non
sentitevi obbligati ad usarlo |