|
||
|
|
||
|
sabato, 24 dicembre 2005 Come sapete io fumo. E come lo sapete voi, lo so io e lo sanno pure i miei. E io so di saperlo, che voi lo sapete e che loro lo sanno. Ma se con voi e con me ne parlo, con i miei no .Nel senso che io continuo a comportarmi come se loro non sapessero niente: fumo in bagno con la finestra aperta e il deodorante nella mano libera, mi lavo i denti e le mani manco fossi un chirurgo, nascondo pacchetti e posacenere. E loro non dicono nulla: non un rimprovero, né un biglietto minatorio, nessuna foto in giro per casa di polmoni grigio fumo di Londra, nessun discorso alla “lo facciamo anche noi ma sbagliamo, non iniziare che diventi dipendente”. È lecito chiedersi perché continuare la pantomima degli ignoranza. Semplice: che gusto avrebbe fumare se fosse sdoganato e di dominio familiare, visto che il sovrascritto è l’unico atto illecito che potrebbe essere scoperto che mi concedo? Questa premessa serve a comprendere il peso di un fatto accaduto l’altra sera. Era un sera qualunque di un giorno tra la domenica e il giovedì, giorni qualunque appunto. Io sfogavo la mia voglia di trasgressione chiusa a chiave in camera fumando vicino alla finestra aperta, testimone la Tania che era al telefono con me. Io fumo in camera perché so che i miei non vogliono entrare nel mio regno, in quanto regnato da polvere, vestiti, scarpe e giornali buttati ovunque. Mia madre ha dichiarato qualche tempo fa che entrerà in camera mia quando troverò ordine nella mia mente e quindi metterò a posto camera mia. Erano circa le 22.30 e avevo appena finito di fumare. Stavo al telefono con la finestra aperta in modo che circolasse fuori la puzza di fumo. A quel punto qualcuno cerca di aprire la porta. Dico alla Tanja di aspettare e con il telefono appoggiato al petto giro la chiave e apro la porta cercando di lasciare lo spiraglio minimo per vedere chi fosse e che volesse. Era mia madre, che si appoggiò allo stipite per vedermi meglio attraverso lo spiraglio. Mi guarda dalla testa ai piedi e viceversa e non spiccica una parola. Io la incito con un “bhè?”. Lei mi guarda in faccia, si avvicina a me e a bassa voce dice: ”Ce l’hai una sigaretta?” E no!Allora! I tabù vanno rispettati,cazzo! Non puoi tu, madre, fingere di non sapere nulla, poi quando ti fa comodo fare la mamma ganza e giovane che scrocca le sigarette alla figlia! Ma dove siamo? Nei cessi di un liceo? Non esiste proprio! ”No.” Peccato che mia madre fiuti le cazzate. O almeno fiuti l’aroma di Marlboro che usciva dalla camera. ”Va bene, ce l’ho.” Le diedi una sigaretta e mi richiusi in camera. Mi buttai sul letto ridendo come una matta e urlando a bassa voce (notare l’ossimoro) alla Tanja “Tu non puoi neanche immaginare cosa sia successo!!!”. Dopo questo episodio è cambiato qualcosa? Assolutamente no. Io continuo a fumare in bagno e i miei genitori continuano a non farmi notare la puzza di fumo che si incolla alle tende. Racconto di vita famigliare che fa molto Natale. Pur non sentendo lo spirito nell’aria vi faccio gli auguri. Ora vado a preparare il risotto. postato da Lilo |
18:02 | commenti (19) |
|
*loading*
persone si sono bruciate le retine.
non
sentitevi obbligati ad usarlo |